Potenziamento delle competenze attraverso corsi e seminari per il personale
La formazione continua come leva strategica negli studi professionali
La formazione continua rappresenta uno strumento fondamentale per lo sviluppo delle competenze nei dipendenti degli studi professionali, contribuendo a rafforzare la competitività sul mercato e a stimolare la capacità di innovazione. In alcuni casi – sebbene ancora limitati – viene anche percepita come un efficace mezzo per attrarre e fidelizzare i talenti.
Il valore strategico della formazione è ampiamente riconosciuto tra i liberi professionisti datori di lavoro, come evidenziato dalla seconda edizione dell’indagine realizzata all’inizio dell’anno dall’Osservatorio libere professioni, promosso da Confprofessioni. I risultati sono raccolti nel Rapporto 2024 di Fondoprofessioni, l’ente dedicato alla formazione continua del sistema Confprofessioni.
L’indagine è stata condotta tramite un questionario online rivolto agli iscritti a Ebipro, l’ente bilaterale di riferimento. Hanno risposto circa 1.100 professionisti. Il campione, rappresentativo degli studi che applicano il contratto collettivo nazionale degli studi professionali, è composto in prevalenza da realtà di piccole dimensioni: il 95% ha meno di dieci dipendenti e il 37% solo uno. La distribuzione geografica vede il 70% delle risposte provenire dal Nord Italia, con quasi un quarto dei partecipanti localizzati in Lombardia. Per quanto riguarda i settori, il 26,8% opera in studi di commercialisti e il 20% in ambito odontoiatrico.
Il 36,1% degli intervistati non aderisce a nessun fondo interprofessionale. Tra coloro che lo fanno, la maggior parte (30%) ha scelto Fondoprofessioni. Il Rapporto evidenzia una criticità rilevante: circa un quarto degli intervistati non è consapevole della possibilità di iscriversi a un fondo per la formazione continua dei dipendenti.
La partecipazione ai fondi aumenta proporzionalmente con la dimensione dello studio: nelle realtà con almeno dieci dipendenti l’adesione raggiunge il 65%, mentre scende al 25% negli studi con un solo dipendente. Le percentuali di adesione variano anche per settore: è bassa negli studi legali (circa il 35%), ma più alta tra consulenti del lavoro (52%) e commercialisti (47,4%).
Il giudizio sull’attività di Fondoprofessioni è positivo: il 74,8% ritiene che l’offerta formativa sia migliorata e si sia adattata rapidamente alle esigenze del mercato. Il 30% si dichiara abbastanza soddisfatto, il 26,3% molto soddisfatto. Inoltre, il 43,4% non ha riscontrato difficoltà di accesso alle iniziative, segno di una buona flessibilità nell’organizzazione dei corsi.
Gli obiettivi principali della formazione continua sono l’aggiornamento delle competenze esistenti (65%), l’acquisizione di nuove (55,6%), il miglioramento della competitività (36,2%) e della capacità di innovazione (18,7%). Per il 12% la formazione è fondamentale per trattenere i talenti, mentre il 6% la considera uno strumento per attrarre nuove professionalità.
Permane però un evidente divario tra le competenze richieste e quelle realmente possedute, in particolare tra i neolaureati: solo il 4,4% viene considerato pienamente adeguato, mentre il 39,9% è ritenuto solo parzialmente adeguato. Al contrario, i giudizi sui dipendenti sono più positivi, grazie all’esperienza lavorativa e alla formazione continua, che colmano il gap tra preparazione teorica e competenze richieste dal mercato.
Solo un professionista su cinque ritiene che nel proprio studio non ci siano carenze. Le principali lacune riguardano le competenze tecniche specifiche (28,4%), le capacità organizzative (27,3%), le competenze digitali (26%) e la conoscenza delle lingue straniere (21,7%).
Chi aderisce a un fondo interprofessionale è più propenso a coinvolgere i dipendenti nella formazione (67,6%, contro il 60% del totale). In ogni caso, la modalità prevalente resta l’autofinanziamento, indicata dal 72,8% degli intervistati; tra gli iscritti a un fondo, però, questa quota scende sotto il 60%.
Infine, il giudizio sull’efficacia della formazione è confortante: le attività proposte contribuiscono concretamente a migliorare sia le competenze tecniche (hard skills) che quelle trasversali (soft skills).